Migliori chatbot ai per produrre content nel marketing: sfida aperta tra ChatGPT, Claude e Gemini.
Per questa disamina, partiamo dal presupposto che se esistesse il miglior chatbot in assoluto per produrre o affinare ogni tipo di contenuto per il marketing, non servirebbe nemmeno parlarne.
Ma, ça va sans dire, il mondo AI è bello perché e vario e così le diverse tipologie di content e registri che servono nella comunicazione richiedono skill e approcci differenti.
Pensiamo a quanto cambia tra la redazione di un testo da carosello IG, rispetto alla stesura di un articolo di settore su blog, ai contenuti di un’ADV, fino alle attività di naming e creazione di payoff.
Scendono in campo non solo abilità di scrittura, conoscenza e capacità argomentative, fiuto strategico, vena persuasiva ma anche una buona dose di creatività e inventiva. Queste ultime qualità per definizione piuttosto “umane”, dove l’AI è messa davvero alla prova per dare risultati mirati e brillanti. O semplicemente per innescarli, fornendo spunti e suggerimenti calzanti.
È allora qui, nello spazio della specifica area di comunicazione, format e stile di testo che i principali chatbot AI mostrano debolezze, talenti e inclinazioni. Dunque, vogliamo farci aiutare dall’intelligenza artificiale per scrivere testi? Scopriamo insieme chi tra ChatGPT, Claude o Gemini si rende più utile in alcune occasioni redazionali tipo.
Creare un post Instagram con l’intelligenza artificiale
Ogni piano editoriale social che si rispetti, nel marketing, presuppone in partenza una strategia, per inquadrare macro-argomenti, tone of voice, timing a calendario e ganci di comunicazione adatti sia a rappresentare la brand identity dell’azienda sia ad interessare e attrarre la target audience di riferimento. Una volta delineata questa strada, si passa a rimpolpare le singole pubblicazioni con contenuti e temi che riescono a parlare in modo attrattivo, stimolante e chiaro, invitando a saperne di più, ad entrare in contatto con la realtà parlante o semplicemente a rimanere aggiornati su quel “mondo”, a tenerlo in considerazione, magari in modo sopito ma progressivo. In una situazione in cui si deve organizzare la content strategy di molti clienti che provengono da diversi settori (con differenti TOV, obiettivi, prodotti/servizi) può diventare difficile spostarsi da una realtà all’altra e creare in velocità e, soprattutto, con qualità. Proprio in questo frangente l’AI può venire in soccorso, per sviluppare speditamente il tuo imput in una formula di successo, con il giusto “attacco”, lunghezza di testo e approccio comunicativo. Prendiamo l’esempio di un carosello in IG che racconta una novità di settore, per invitare ad un maggior approfondimento. Qui ChatGPT, se interpellata al meglio, fa con velocità il suo dovere, snocciolando una prosodia piuttosto catchy, una buona tendenza a tradurre in modo divulgativo concetti più tecnici e a creare l’interazione oltre all’informazione. Si dimostra molto allenata, infatti, a porre interrogativi e a inserire call to action in autonomia, spesso intuitivamente sul pezzo, oltre che a suggerirti gli hashstag più attinenti. Certo, la differenza poi, la fanno la mano e l’orecchio dell’editor umano che deve schivare o manipolare le espressioni più stereotipate e “AI-neggianti”.
Quale AI usare per scrivere articoli di blog?
In tema di un contenuto più esteso e argomentato, come l’articolo web, serve fare più di una specifica. Oltre alla qualità della scrittura qui si inseriscono anche altri fattori che incidono sulla riuscita del post a livello marketing: una stesura del testo che risponda sempre meglio alle regole della SEO e, ad oggi, ancor più della GEO (l’ottimizzazione per i motori basati sulla stessa AI), e una raccolta di informazioni specializzate, corrette e aggiornate oltre che dati concreti, attuali.
Se allora l’AI di OpenAI non è da scartare in un tipo di redazione SEO oriented, esistono alternative a Chat GPT che è doveroso prendere in considerazione. Una su tutte: Gemini.
Tanto per cominciare, il chatbot proprietario di Google è integrato direttamente nella ricerca, attraverso l’AI Mode. Per questo, affidarsi al suo stesso modello linguistico per capire come rispondere meglio a ciò che intercetta è una mossa vincente! Ma non solo, perché la specialità di Gemini è quella di raccogliere dati e informazioni puntuali ed aggiornate, da utilizzare a sostegno del discorso. È anche un ottimo alleato per report, statistiche, analisi data-based e considerazioni con un approccio più informato e scientifico. Lì dove non arriva la capacità di approfondimento di ChatGPT, Gemini ne fa invece un cavallo di battaglia.
ChatGPT o Claude per creare claim e campagne?
Passiamo ora ad un tipo di copywriting che richiede invece un approccio completamente diverso dal precedente: l’elaborazione di un claim di campagna. Un esercizio che mette in moto soprattutto immaginazione, intuito e propensione a pensare fuori dagli schemi. Qui l’idea può scaturire da un concept creativo deciso in precedenza, o, in un processo inverso, far nascere un contesto sui generis quanto più ficcante, memorabile magari divertente, che colpisce nel segno. In questo caso creare contenuti con l’intelligenza artificiale, e si intende contenuti che funzionino con immediatezza, diventa più sfidante. ChatGPT può dare buoni spunti, se nutrita di un brief attento e scrupoloso o con la condivisione di una visione creativa già delineata. Ma ancora arranca a proporre dei copy davvero incisivi e peculiari, che fanno uso per esempio di ironia, giochi di parole, musicalità e assonanze. Quello di OpenAI rimane un buon modello linguistico, spigliato e flessibile, ma più generalista, meno votato all’estro. Qui lo scettro passa invece a Claude: il chatbot di Anthropic, che già dal nome della sua compagnia, dichiara l’attenzione ad un orientamento quanto più “umano” possibile, nel pensiero e nell’espressione. Claude risulta infatti avere una maggiore sensibilità artistica, con una non trascurabile propensione all’ironia (se richiesta) e ai giochi di parole (se sollecitati), evitando inoltre di scadere in toni meramente demenziali solo per produrre un output. Detto sempre che i prompt devono essere all’altezza e una certa dimestichezza di professione da parte di chi li lancia e ne coltiva le risposte non può mancare.
Naming e payoff: con quale AI fare brainstorming?
Se creare un post con l’intelligenza artificiale è un compito che può essere demandato con buona capacità di supervisione e guida a ChatGPT, ecco che nella fase di composizione di naming e payoff, il chatbot più diffuso diventa più che altro strumento per fare brainstorming, insieme a Claude. Quello che serve in prima battuta quando si affronta uno dei compiti più creativi del copywriting è raccogliere suggestioni, collezionare suoni e immagini che richiamino alla mente un determinato immaginario. Associarli, rielaborarli o declinarli in un messaggio per trovare una forma compiuta che racchiuda in sé tutti i connotati dell’ottimo risultato (un nome di brand o un payoff originale, memorabile, comunicativo) è un processo che richiede un’ulteriore sensibilità, si direbbe più umana.
Partire allora da un buon parterre di spunti e ispirazioni, quanto più spedito e variegato, è la leva necessaria che l’AI concede. E l’utilizzo combinato di ChatGPT e Claude, i migliori chatbot per l’occasione, aumenta la possibilità di spaziare con la fantasia.